Pagina:Iliade (Monti).djvu/459

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126 iliade v.81

Agevolmente avría, se questa lode
Gl’invidïando Apollo, incontro a lui
Non incitava il marzïale Ettorre.
Di Menta, duce de’ Ciconi, ei prese
Le sembianze e gridò queste parole:85
Ettore, a che del bellicoso Achille,
Senza speranza d’arrivarli, insegui
Gl’immortali corsieri? Umana destra
Mal li doma, e guidarli altri non puote
Che Achille, germe d’una Diva. Intanto90
Il forte Atride Menelao la salma
Di Patroclo salvando, a morte ha messo
Un illustre Troian, di Panto il figlio,
E ne spense il valor. - Ciò detto, il Dio
Ritornò nella mischia. Alto dolore95
L’ettóreo petto circondò: rivolse
L’eroe lo sguardo per le file in giro,
E tosto dell’esimie armi veduto
Il rapitore, e l’altro al suol giacente
In un lago di sangue, oltre si spinse100
Scintillante nel ferro come lingua
Del vivo fuoco di Vulcano, e mise
Acuto un grido. Udillo, e sospirando
Nel segreto suo cor disse l’Atride:
Misero che farò? Se queste belle105
Armi abbandono e di Menézio il figlio
Per onor mio qui steso, alla mia fuga
Gli Achei per certo insulteran; se solo,
Da pudor vinto, con Ettór mi provo
E co’ suoi forti, io sol da molti oppresso110
Cadrò, chè tutti il condottier troiano
Seco i Teucri ne mena a questa volta.
Ma che dubbia il mio cor? Chi con avversi
Numi un guerrier, che sia lor caro, affronta,