Pagina:Iliade (Monti).djvu/477

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144 iliade v.693

Arco, di guerra indizio o di tempesta,
Che tosto de’ villani alla campagna
Rompe i lavori, e gli animai contrista:695
Tal di purpureo nembo avviluppata
Insinuossi fra gli Achei la Diva
Eccitando ogni cor. Prima il vicino
Minore Atride a confortar si diede,
E la voce sonora e la sembianza700
Di Fenice prendendo, così disse:
   Se sotto Troia sbraneranno i cani
Dell’illustre Pelíde il fido amico,
Tua per certo fia l’onta, o Menelao,
E tuo lo scorno. Orsù tien forte, e tutti705
A ben le mani oprar sprona gli Achei.
   Veglio padre Fenice, gli rispose
L’egregio Atride, a Pallade piacesse
Darmi forza novella, e dagli strali
Preservarmi; e farei per la tutela710
Di Patroclo ogni prova. Il cor mi tocca
La sua caduta: ma l’ardente orrenda
Forza d’Ettor n’è contra; ei dalla strage
Mai non rimansi, e d’onor Giove il copre.
   Gioì Minerva dell’udirsi, pria715
D’ogni altro iddio, pregata; ed alla destra
Polso gli aggiunse e al piede, e dentro il petto
L’ardir gli mise dell’impronta mosca
Che, ognor cacciata, ognor ritorna e morde
Ghiotta di sangue. Di cotal baldanza720
Pieno il torbido cor, ratto a Patróclo
Appressossi, e scagliò la fulgid’asta.
Era fra’ Teucri un certo Pode, un ricco
D’Eezïone valoroso figlio
In alto onor per Ettore tenuto,725
E suo diletto commensal. Lo colse