Pagina:Iliade (Monti).djvu/478

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v.727 libro decimosettimo 145

Il biondo Atride nella cinta in quella
Ch’ei la fuga prendea. Passollo il ferro
Da parte a parte, e con fragor lo stese.
Mentre vola sul morto, e a’ suoi lo tragge730
L’altero vincitor, calossi Apollo
D’Ettore al fianco, ed il sembiante assunto
Dell’Asíade Fenópo a lui diletto
Ospite un tempo, e abitator d’Abido,
Questa rampogna gli drizzò: Chi fia735
Che tra gli Achivi in avvenir ti tema,
Se un Menelao ti fuga e ti spaventa,
Un Menelao finor tenuto in conto
Di debile guerriero, e ch’or da solo
Di mezzo ai Teucri via si porta il fido740
Tuo compagno da lui tra i primi ucciso,
Pode io dico figliuol d’Eezïone?
   Un negro di dolor velo coperse
A quell’annunzio dell’eroe la fronte.
Corse ei tosto e cacciossi innanzi a tutti745
Folgorante nell’armi. Allor di nubi
Tutta fasciando la montagna idéa,
Giove in man la fiammante egida prese,
La scosse, e fra baleni orrendamente
Tonando, ai Teucri di vittoria il segno750
Diè tosto, e sparse fra gli Achei la fuga.
Primo a fuggir fu de’ Beoti il duce
Peneléo, di leggier colpo di lancia
Ferito al sommo della spalla, mentre
Tenea volta la fronte; il ferro acuto755
Lo graffiò fino all’osso, e il colpo venne
Dalla man di Polídama che sotto
Gli si fece improvviso. Ettore poscia
Al carpo della man colse Leíto
Germe del prode Alettrïone, e il fece760