Pagina:Iliade (Monti).djvu/481

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
148 iliade v.829

Diletto Menelao, vedi se trovi
Di Nestore ancor vivo il forte figlio830
Antíloco, e di volo al grande Achille
Nunzio del fato del suo caro il manda.
   Mosse pronto a quei detti il generoso
Atride, e s’avvïò come lïone
Che il bovile abbandona lasso e stanco835
D’azzuffarsi co’ veltri e co’ pastori
Tutta la notte vigilanti, e il pingue
Lombo de’ tori a contrastargli intesi.
Avido delle carni egli di fronte
Tuttavolta si slancia, e nulla acquista;840
Chè dalle ardite mani una ruina
Gli vien di strali addosso e di facelle,
Dal cui lustro atterrito egli rifugge,
Benchè furente, finchè mesto alfine
Sul mattin si rimbosca. A questa guisa845
Di mal cuore da Pátroclo si parte
Il bellicoso Menelao, la tema
Seco portando che gli Achei, compresi
Di soverchio terror, preda al nemico
Nol lascino fuggendo. Onde con molti850
Preghi agli Aiaci e a Merïon rivolto:
Duci argivi, dicea, deh vi sovvenga
Quanto fu bello il cor dell’infelice
Pátroclo, e come mansueto ei visse:
Ahi! visse; e in braccio alla ria Parca or giace.855
   Partì, ciò detto, riguardando intorno
Com’aquila che sopra ogni volante
Aver acuta la pupilla è grido,
E che dall’alte nubi infra le spesse
Chiome de’ cespi discoperta avendo860
La presta lepre, su lei piomba, e ratto
La ghermisce e l’uccide. E tu del pari,