Pagina:Iliade (Monti).djvu/488

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v.48 libro decimottavo 155

Mise un gemito, e tutte a lei dintorno
Si raccolser le Dee, quante ne serra
Il mar profondo, di Neréo figliuole50
Glauce, Talía, Cimódoce, Nesea
E Spio vezzosa e Toe ed Alie bella
Per bovine pupille, e la gentile
Cimótoe ed Attea: quindi Melíte
E Limnória e Anfitóe, Jera ed Agave,55
Doto, Proto, Ferusa e Dinamena
E Desamena ed Amfinóma e seco
Callïaníra e Dori e Panopea,
E sovra tutte Galatea famosa;
V’era Apseude e Nemerte e con Janira60
Callïanassa ed Ïanassa; alfine
L’alma Climene, e Mera ed Oritía
Ed Amatea dall’auree trecce, ed altre
Nerëidi dell’onda abitatrici.
   Tutto di lor fu pieno in un momento65
Il cristallino speco, e tutte insieme
Batteansi il petto, allorchè Teti in mezzo
Tal diè principio al lamentar: Sorelle,
M’udite, e quanto è il mio dolor vedete.
Ohimè misera! ohimè madre infelice70
Di fortissima prole! Io generai
Un valoroso incomparabil figlio,
Il più prestante degli eroi: lo crebbi,
Lo coltivai siccome pianta eletta
In fertile terren: poscia ne’ campi75
D’Ilio lo spinsi su le navi io stessa
A pugnar co’ Troiani. Ahi che m’è tolto
L’abbracciarlo tornato alla paterna
Reggia! e fin ch’egli all’amor mio pur vive,
Fin che gli è dato di fruir la luce,80
Di tristezza si pasce; ed io, comunque