Pagina:Iliade (Monti).djvu/495

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162 iliade v.286

Quella fiamma salía. Varcato il muro,
Sul primo margo s’arrestò del fosso,
Nè mischiossi agli Achei, chè della madre
Al precetto obbedía. Lì stando, un grido
Mise, e d’un altro da lontan gli fece290
Eco Minerva, ed un terror ne’ Teucri
Immenso suscitò. Come sonoro
D’una tuba talor s’ode lo squillo,
Quando d’assedio una città serrando
Armi grida terribile il nemico,295
Così chiara d’Achille era la voce.
N’udiro i Teucri il ferreo suono, e a tutti
Tremaro i petti; si rizzâr sul collo
Ai destrieri le chiome, e d’alto affanno
Presaghi addietro rivolgean le bighe.300
Gli aurighi sbigottîr, vista la fiamma
Che da Minerva di repente accesa
Orrenda e lunga su la fronte ardea
Del magnanimo eroe. Tre volte Achille
Dalla fossa gridò: tre volte i Teucri305
E i collegati sgominârsi, e dodici
De’ più prestanti fra i riversi cocchi
Trafitti vi perîr dal proprio ferro.
Pronti intanto gli Achei di sotto ai densi
Strali sottratto di Menézio il figlio,310
Il locâr nella bara, e gli fêr cerchio
Lagrimando i compagni. Anch’ei veloce
V’accorse Achille, e si disciolse in pianto
Nel feretro mirando il fido amico
D’acuta lancia trapassato il petto.315
Egli stesso con carri, armi e destrieri
L’avea spedito alla battaglia, e freddo
Lo rïebbe al ritorno e sanguinoso.
   Costrinse allor la veneranda Giuno