Pagina:Iliade (Monti).djvu/52

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v.449 libro secondo 41

Le libagioni degli Dei, la fede
Delle congiunte destre? Dissipati450
N’andran col fumo dell’altare? Achei,
Noi contendiamo di parole indarno,
E in vane induge il tempo si consuma,
Che dar si debbe a salutar riparo.
Tien fermo, Atride, il tuo coraggio, e fermo455
Su gli Achei nelle pugne alza lo scettro:
Ed in proposte, che d’effetto vote
Cadran mai sempre, marcir lascia i pochi
Che in disparte consultano se in Argo
Redir si debba, pria che falsa o vera460
Si conosca di Giove la promessa.
Io ti fo certo che il saturnio figlio,
Il giorno che di Troia alla ruïna
Sciolser gli Achivi le veloci antenne,
Non dubbio cenno di favor ne fece465
Balenando a diritta. Alcun non sia
Dunque che parli del tornarsi in Argo,
Se prima in braccio di troiana sposa
Non vendica d’Eléna il ratto e i pianti.
Se taluno pur v’ha che voglia a forza470
Di qua partirsi, di toccar si provi
Il suo naviglio, e troverà primiero
La meritata morte. Tu frattanto
Pria ti consiglia con te stesso, o sire,
Indi cogli altri, nè sprezzar l’avviso475
Ch’io ti porgo. Dividi i tuoi guerrieri
Per curie e per tribù, sì che a vicenda
Si porga aita una tribù con l’altra,
L’una con l’altra curia. A questa guisa,
Obbedendo agli Achei, ti fia palese480
De’ capitani a un tempo e de’ soldati
Qual siasi il prode e quale il vil; chè ognuno