Pagina:Iliade (Monti).djvu/53

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42 iliade v.483

Con emula virtù pel suo fratello
Combatterà. Conoscerai pur anco
Se nume avverso, o codardía de’ tuoi,485
O poca d’armi maestría ti tolga
Delle dardanie mura la conquista.
   Saggio vegliardo, gli rispose Atride,
In tutti della guerra i parlamenti
Nanzi a tutti tu vai. Piacesse a Giove,490
A Minerva piacesse e al santo Apollo,
Ch’altri dieci io m’avessi infra gli Achei
A te pari in consiglio; ed atterrata
Cadría ben tosto la città troiana.
Ma me l’Egíoco Giove in alti affanni495
Sommerse, e incauto mi sospinse in vane
Gare e contese. Di parole avemmo
Gran lite Achille ed io d’una fanciulla,
Ed io fui primo all’ira. Ma se fia
Che in amistà si torni, un sol momento500
Non tarderà di Troia il danno estremo.
Or via, di cibo a ristorar le forze
Itene tutti per la pugna. Ognuno
L’asta raffili, ognun lo scudo assetti,
Di copioso alimento ognun governi505
I corridor veloci, e diligente
Visiti il cocchio, e mediti il conflitto;
Onde questo sia giorno di battaglia
Tutto e di sangue, e senza posa alcuna,
Finchè la notte non estingua l’ire510
De’ combattenti. Di guerrier sudore
Bagnerassi la soga dello scudo
Sui caldi petti, verrà manco il pugno
Sovra il calce dell’asta, e destrier molti
Trarranno il cocchio con infranta lena.515
Qualunque io poscia scorgerò che lungi