Pagina:Iliade (Monti).djvu/547

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214 iliade v.16

   Qual cacciate dall’impeto del fuoco
Alzan repente le locuste il volo
Sul margo del ruscello: arde veloce
L’inopinata fiamma, e quelle in fretta
Spaventate si gettano nel rio:20
Tal dinanzi al Pelíde la sonante
Corsía di Xanto rïempíasi tutta
Di guerrieri e cavalli alla rinfusa.
Su la sponda del fiume allor poggiata
Alle miríci la pelíaca antenna,25
Strinse l’eroe la spada, e dentro il flutto
Come demón lanciossi, rivolgendo
Opre orrende nel cor. Menava a cerchio
Il terribile acciar; s’udía lugúbre
Dei trafitti il lamento, e tinta in rosso30
L’onda correa. Qual fugge innanzi al vasto
Delfin la torma del minuto pesce,
Che di tranquillo porto si ripara
Nei recessi atterrito, ed ei n’ingoia
Quanti ne giunge: paurosi i Teucri35
Così ne’ greti s’ascondean del fiume.
   Poichè stanca d’ucciderli il Pelíde
Sentì la destra, dodici ne prese
Vivi e di scelta gioventù, che il fio
Dovean pagargli dell’estinto amico.40
Stupidi per terror come cervetti
Fuor degli antri ei li tira, e co’ politi
Cuoi di che strette avean le gonne, a tutti
Dietro annoda le mani, e a’ suoi compagni
Onde trarli alle navi li commette.45
   Vago ei poscia di stragi in mezzo all’acque
Diessi di nuovo impetuoso, e il figlio
Del dardánide Príamo Licaone
Gli occorse in quella che fuggía dal fiume.