Pagina:Iliade (Monti).djvu/566

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v.661 libro ventesimoprimo 233

Nol prendesse in quel dì pria del destino
Degli Achivi il valor. Ma gli altri Eterni
All’Olimpo tornaro, irati i vinti,
Festosi i vincitori, e ognun dintorno
Al procelloso genitor s’assise.665
   Il Pelíde struggea pel campo intanto
I Troiani, e stendea confusamente
Cavalli e cavalier. Come fra densi
Globi di fumo che si volve al cielo
Un gran fuoco, in cui soffia ira divina,670
Una cittade incende, e a tutti arreca
Travaglio e a molti esizio; a questa immago
Dava Achille ai Troiani angoscia e morte.
   Stava sull’alto d’una torre il veglio
Príamo, e visti fuggir senza ritegno,675
Senza far più difesa, i Troi davanti
Al gigante guerrier, mise uno strido,
E calò dalla torre, onde ai custodi
Degl'ingressi lasciar lungo le mura
Questi avvisi: Alle man tenete, o prodi,680
Spalancate le porte insin che tutti
Nella città sien salvi i fuggitivi
Dal diro Achille sbaragliati. Ahi giunto
Forse è l’ultimo danno! Come dentro
Siensi messe le schiere, e ognun respiri,685
Riserrate le porte, e saldamente
Sbarratele; ch’io temo non irrompa
Fin qua dentro il furor di questo fiero.
   Al comando regal schiusero quelli
Tosto le porte, e ne levâr le sbarre.690
Onde una via s’aperse di salute.
   Fuor delle soglie allor lanciossi Apollo
In soccorso de’ Troi che dritto al muro
Fuggían da tutto il campo arsi di sete,