Pagina:Iliade (Monti).djvu/567

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234 iliade v.695

Sozzi di polve. E impetuoso Achille,695
Come il porta furor, rabbia, ira e brama
Di sterminarli, gl’inseguía coll’asta;
Ed era questo il punto in che gli Achei
Dell’alta Troia avrían fatto il conquisto,
Se Febo Apollo l’antenóreo figlio700
Agénore, guerrier d’alta prestanza,
Non eccitava alla battaglia. Il Dio
Gli fe’ coraggio, gli si mise al fianco,
Onde lungi tenergli della Parca
I gravi artigli, ed appoggiato a un faggio,705
Di caligine tutto si ricinse.
   Come Agénore il truce ebbe veduto
Guastator di città, fermossi, e molti
Pensier volgendo, gli ondeggiava il core,
E dicea doloroso in suo segreto:710
Misero me! se dietro agli altri io fuggo
Per timor di quel crudo, egli malgrado
La mia rattezza prenderammi, e morte
Non decorosa mi darà. Se mentre
Ei va questi inseguendo, io d’altra parte715
M’involo, e d’Ilio traversando il piano,
Dell’Ida ai gioghi mi riparo, e quivi
Nei roveti m’appiatto, indi la sera
Lavato al fiume, e rinfrescato a Troia
Mi ritorno... Oh che penso? Egli non puote720
Non veder la mia fuga, e arriverammi
Precipitoso con più presti piedi.
E allor dall’ugna di costui, che tutti
Vince di forza, chi mi scampa? Or dunque,
Poichè certa è mia morte, ad incontrarlo725
Vadasi in faccia alla cittade. Ei pure
Ha corpo che si fora, e un’alma sola;