Pagina:Iliade (Monti).djvu/568

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v.728 libro ventesimoprimo 235

E benchè Giove glorïoso il renda,
Mortal cosa lo dice il comun grido.
   Verso Achille, in ciò dir, volta la fronte,730
E desïoso di pugnar l’aspetta.
Come da folto bosco una pantera
Sbucando affronta il cacciator, nè teme
I latrati, nè fugge, e s’anco avvegna
Ch’ei l’impiaghi primier, la generosa735
Il furor non rallenta, innanzi ch’ella
O gli si stringa addosso, o resti uccisa:
Così ricusa di fuggir l’ardito
D’Anténore figliuol, se col Pelíde
Pria non fa prova di valor. Protese740
Dunque al petto lo scudo, e nel nemico
Tolta la mira, alto gridò: Per certo
De’ magnanimi Teucri, illustre Achille,
Atterrar ti speravi oggi le mura.
Stolto! n’avrai penoso affare ancora,745
Chè là dentro siam molti e valorosi
Che ai cari padri, alle consorti, ai figli
Difendiam la cittade, e tu, quantunque
Guerrier tremendo, giacerai qui steso.
   Sì dicendo, lanciò con vigoroso750
Polso la picca, e nello stinco il colse
Sotto il ginocchio. Risonò lo stagno
Dell’intatto stinier, ma il ferro acuto
Senza forarlo rimbalzò respinto
Dalle tempre divine. Impetuoso755
Scagliossi Achille al feritor, ma ratto
Gl’invidïando quella lode Apollo,
Involò l’avversario alla sua vista
L’avvolgendo di nebbia, e queto queto
Dal certame lo trasse, e via lo spinse.760
Indi tolta d’Agénore la forma,