Pagina:Iliade (Monti).djvu/635

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302 iliade v.285

Morrò trafitto, ma stringendo il figlio,285
E tutto il dolce esaurirò del pianto.
   Aprì, ciò detto, i bei forzieri, e fuora
Dodici ne cavò splendidi pepli,
Ed altrettante clamidi e tappeti
E tuniche ed ammanti, e dieci insieme290
Aurei talenti, due forbiti tripodi,
Quattro lebéti, e finalmente un nappo
Bellissimo, dai Traci avuto in dono
Quando andovvi orator; raro presente:
E nondimen di questo pure il veglio295
Si fe’ privo: cotanto al cor gli preme
Il riscatto del figlio. Uscito ei quindi,
Tutto discaccia de’ Troiani il vulgo
Ai portici raccolto, e acerbo grida:
Via, perversi, di qua: forse vi manca300
Domestico dolor, chè qui venite
Ad aggravarmi il mio? forse n’è poco
L’alto affanno in che Giove mi sommerse
Il più forte togliendomi de’ figli?
Ma voi medesmi vel saprete in breve,305
Voi che senza difesa, or ch’egli è morto,
Sotto le spade degli Achei cadrete.
Ma deh! pria che veder Troia distrutta,
Deh ch’io discenda alla magion di Pluto.
   Così grida il tapino, e con lo scettro310
Fuor ne mette la turba che sommessa
Si dileguava. Irrequïeto poscia
I suoi figli bravando li rampogna,
Eleno e Pari e Antifono e Pammone
E l’illustre Agatone e il prode in guerra315
Buon Polite e Dëífobo ed Agávo,
Di divina sembianza giovinetto,
Ed Ippotóo. Si volge a questi nove