Pagina:Iliade (Monti).djvu/68

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v.992 libro secondo 57

E generollo a Piritóo l’illustre
Ippodamía quel dì che dei bimembri
Irti Centauri ei fe’ l’alta vendetta,
E li cacciò dal Pelio, e agli Eticesi995
Li confinò. Nè solo è Polipete,
Ma seco è Leontéo, marzio germoglio
Del Ceníde magnanimo Corone.
E questa è squadra di quaranta antenne.
   Venti da Cifo e due Gunéo ne guida1000
D’Enïeni onerose e di Perebi,
Franchi soldati, e di color che intorno
Alla fredda Dodona avean la stanza,
E di quelli che solcano gli ameni
Campi cui l’onda titaresia irriga,1005
Rivo gentil che nel Penéo devolve
Le sue bell’acque, nè però le mesce
Con gli argenti penéi, ma vi galleggia
Come liquida oliva; chè di Stige
(Giuramento tremendo) egli è ruscello.1010
   Ultimo vien di Tentredone il figlio
Il veloce Protóo, duce ai Magneti
Dal bel Penéo mandati e dal frondoso
Pelio. Il seguían quaranta navi. E questi
Fur dell’achiva armata i capitani.1015
   Dimmi or, Musa, chi fosse il più valente
Di tanti duci e de’ cavalli insieme
Che gli Atridi seguîr. Prestanti assai
Eran le ferezïadi puledre
Ch’Eumelo maneggiava, agili e ratte1020
Come penna d’augello, ambe d’un pelo,
D’età pari e di dosso a dritto filo.
Il vibrator del curvo arco d’argento
Febo educolle ne’ pïerii prati,
E portavan di Marte la paura1025