Pagina:Iliade (Monti).djvu/84

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v.318 libro terzo 73

Niegan far mostra, del mio scorno ahi! forse
Vergognosi, e dell’onta che mi copre.
   Così parlava, nè sapea che spenti320
Il diletto di Sparta almo terreno
Lor patrio nido li chiudea nel grembo.
   Venìan recando i banditori intanto
Dalla città le sacre ostie di pace,
Due trascelti agnelletti, e della terra325
Giocondo frutto generoso vino
Chiuso in otre caprigno. Il messaggiero
Idéo recava un fulgido cratere
Ed aurati bicchier. Giunto al cospetto
Del re vegliardo sì l’invita e dice:330
   Sorgi, figliuol laomedonteo; nel campo
Ti chiamano de’ Teucri e degli Achei
Gli ottimati a giurar l’ostie percosse
D’un accordo. Alessandro e Menelao
Disputeransi colle lunghe lancie335
L’acquisto della sposa; e questa e tutte
Sue dovizie daransi al vincitore.
Noi patteggiando un’amistà fedele
Ilio securi abiteremo, e in Argo
Daran volta gli Achei. Sì disse; e strinse340
Il cor del vecchio la pietà del figlio.
   A’ suoi sergenti nondimen comanda
D’aggiogargli i destrieri, e quelli al cenno
Pronti obbediro. Montò Priamo, e indietro
Tratte le briglie, fe’ su l’alto cocchio345
Salirsi al fianco Anténore. Drizzaro
Fuor delle Scee nel campo i corridori.
De’ Troi giunti al cospetto e degli Achei
Scesero a terra, e fra l’un campo e l’altro
Procedean venerandi. Ad incontrarli350
Tosto rizzossi Agamennón, rizzossi