Pagina:Iliade (Monti).djvu/85

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74 iliade v.352

L’accorto Ulisse; e i risplendenti araldi
Tutto venían frattanto apparecchiando
Dell’accordo il bisogno, e nel cratere
Mescean le sacre spume. Indi de’ regi355
Dieder l’acqua alle mani; e Agamennóne
Tratto il coltello che alla gran vagina
Della spada portar solea sospeso,
De’ consecrati agnei recise il ciuffo:
E quinci in giro e quindi distributo360
Fu dagli araldi il sacro pelo ai duci,
De’ quai nel mezzo Agamennón, levando
E la voce e le man, supplice disse:
   Giove, d’Ida signor, massimo padre,
E sovra ogni altro glorïoso Iddio,365
Sole che tutto vedi e tutto ascolti,
Alma Tellure genitrice, e voi
Fiumi, e voi che punite ogni spergiuro
Laggiù nel morto regno, inferni Dei,
Siate voi testimoni e in un custodi370
Del patto che giuriam. Se a Menelao
Darà morte Alessandro, egli in sua possa
Elena e tutto il suo tesor si tegna;
E noi spedito promettiam ritorno
Su l’ondivaghe prore al patrio lido.375
Ma se avverrà che Menelao di vita
Spogli Alessandro, i Teucri allor la donna
Ne renderanno e l’aver suo con ella,
Pagando ammenda che convegna, e tale
Che ne passi il ricordo anco ai futuri.380
Se Priamo e i figli suoi, spento Alessandro,
Negheran di pagarla, io qui coll’arme
Sosterrò mia ragione, e rimarrovvi
Finchè punito il mancator ne sia.
   Disse; e col ferro degli agnelli incise385