Pagina:Iliade (Monti).djvu/87

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
76 iliade v.420

Giove padre, che grande e glorïoso420
Godi in Ida regnar, quello de’ due,
Che tra noi fu cagion di sì gran lite,
Fa che spento precipiti alla cupa
Magion di Pluto, ed una salda a noi
Amistà ne concedi e patti eterni.425
   Fra questo supplicar l’elmo squassava
Ettór, guardando addietro: ed ecco uscire
Di Paride la sorte. Allor s’assise
Al suo posto ciascun, vicino a’ suoi
Scalpitanti destrieri e alle giacenti430
Armi diverse. Della ben chiomata
Elena intanto l’avvenente sposo
Alessandro di fulgida armatura
Tutto si veste. E pria di bei schinieri
Che il morso costrignea d’argentea fibbia,435
Cinse le tibie. Quindi una lorica
Del suo germano Licaon, che fatta
Al suo sesto parea, si pose al petto:
All’omero sospese il brando, ornato
D’argentei chiovi; un poderoso scudo440
Di grand’orbe imbracciò; chiuse la fronte
Nel ben temprato e lavorato elmetto,
A cui d’equine chiome in su la cima
Alta una cresta orribilmente ondeggia.
Ultima prese una robusta lancia445
Che tutto empieagli il pugno. In questo mentre
Del par s’armava il bellicoso Atride.
   Di lor tutt’arme accinti i due guerrieri
S’appresentâr nel mezzo, e si guataro
Biechi. Al vederli stupor prese e tema450
I Dardani e gli Achei. L’un contra l’altro
L’aste squassando al mezzo dell’arena
S’avvicinâr sdegnosi; ed il Troiano