Pagina:Iliade (Romagnoli) II.djvu/16

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290-319 CANTO XIII 13

mentre ti scagli dove s’accostano primi i più forti.
Ma non restiamo, come se fossimo sciocchi, a far ciance,
ché contro noi non arda taluno di sdegno superbo:
entra, su via, nella tenda, e scegli una lancia ben salda ».
Si disse. E pari a Marte feroce, balzò Merióne
entro la tenda, e prese un’asta di bronzo, e su l'orme
d’Idomenèo si mise: ché molto anelava alla pugna.
Come si lancia Marte, che gli uomini stermina, a zuffa,
e lui segue Terrore, l’intrepido e forte suo figlio,
che nei guerrieri infonde, per quanto sian prodi, sgomento:
muovono a campo entrambi da Tracia, a pugnar tra gli Efíri
oppure in mezzo ai Flegi magnanimi: ascolto ad entrambi
dare non sanno; e a questi concedono o a quelli la gloria:
tali Merióne ed Idomenèo, condottieri di genti,
tutti recinti di bronzo fulgente, movevano a lotta.
E Merióne, primo così favellava al compagno:
« Da qual parte ti vuoi, Deucalíde, cacciar ne la zuffa?
Forse alla destra di tutto l’esercito, oppure nel mezzo,
o non piuttosto a manca? ché qui, più che altrove, mi credo,
sopra i chiomati Achei svantaggiosa s’aggrava la guerra».
Idomenèo, signore di Creta, cosí gli rispose:
« Altri guerrieri prodi difendon le navi nel mezzo:
gli Aiaci prodi, e Teucro, che supera tutti gli Achivi
nel saettare, ed è pure valente a pugnar fronte a fronte.
Per quanto Ettore sia gagliardo fra tutti, per quanto
impetuoso, il figlio di Priamo, sapranno frenarlo:
arduo per lui sarà, per quanto assetato di zuffe,
vincer la loro furia guerriera e le indomite mani,
e dar fuoco alle navi. A men che il Croníde egli stesso
gittar sopra le navi non voglia una fiaccola accesa;