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traggon vendetta di quanti fra gli uomini mancano ai giuri,
che io non posi mai la man su la figlia di Brise,
né per volerla d’amore, né mai per veruna ragione,
ma nelle tende mie nessuno mai l’ebbe a toccare.
Se in nulla fui spergiuro, m’infliggano i Numi tormenti
molti, quanti essi serbare ne soglion, se alcuno spergiura».
Disse, e lo stomaco svelse dell’apro col ferro spietato.
E lo scagliò Taltibio, giratolo a cerchio, nel gorgo
grande del mare bianco di spume. Ed in piedi sorgendo,
queste parole Achille parlò fra gli Achivi guerrieri:
« 0 Giove padre, grandi sciagure tu infliggi ai mortali:
se no, mai non m’avrebbe l’ Atride tale ira eccitata
e cosí lunga in seno, né contro mia voglia ed a forza
ei la fanciulla m’avrebbe rapita. Ma volle il Cronide,
che sopra molti Achei piombasse il destino di morte.
Ma ora a pranzo andate, ché ancor poi divampi la zuffa ».
Cosídiceva; e senza più indugio, disciolse il convegno.
Si sparpagliarono quelli, tornando ciascuno alla nave:
e allora, gli animosi Mirmidoni presero i doni,
e li recarono verso la nave d’Achille divino,
li collocar nella tenda, disposero ai seggi le donne,
e gli scudieri ammirandi recar nella mandra i corsieri.
E allor, Brisèide, bella non meno dell’aurea Afrodite,
come Patroclo vide trafitto dal ferro affilato,
abbandonata su lui, levò lagni acuti, ed il petto
si lacerò con l’ unghie, le guance ed il morbido collo,
e, lagrimando, disse, la donna che Diva sembrava:
« Pàtroclo, ch’eri a me tapina carissimo amico,
io vivo ti lasciai, quel di che partii dalla tenda,
e ti ritrovo morto, signore di popoli, adesso