Pagina:Iliade (Romagnoli) II.djvu/32

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769-798 CANTO XIII 29


Otrïonèo, dov’è? Davvero, ch’or Troia superba
crollò da cima a fondo: sicura è per te la rovina».
  Ed Alessandro, l’uguale dei Numi, cosí gli rispose:
«Ettore, proprio tu, vuoi dar colpa a chi scevro è da colpa?
Schivato forse avrò la guerra altre volte, non questa;
perché del tutto imbelle non m’ha generato mia madre.
Ora che presso le navi tu a guerra eccitasti i compagni,
noi da quel punto qui coi Dànai ci stiamo azzuffando
senza mai tregua. Sono caduti i compagni che dici:
due solamente d’essi, Dëífobo, ed Èleno sire,
andati sono lungi dal campo, trafitti di lancia
ad una mano entrambi, né spenti li volle il Cronide.
Ora, comanda come ti dettano l’animo e il cuore,
ché noi volonterosi verremo con te; né l’ardore
ci mancherà, credo io, per quanto ci bastan le forze:
ch’oltre le forze, nessuno, per quanto lo voglia, combatte ».
L’alma piegò del fratello, cosí favellando, l’eroe.
E mossero, ove più ferveva la pugna, d’intorno
a Cebrïóne, all’ immune da biasimo Polidamante,
a Polifète, l’uguale dei Superi, a Falce, ad Ortèo,
a Palmi, Ascanio e Mori, che, d’Ippotióne figliuoli,
erano dall’Ascania ferace a dar pèrmuta giunti,
giusto il dí prima. E Giove, qui allora li spinse alla zuffa.
Ivano questi; e procella parevan di rabidi venti
che muove, sotto i tuoni del figlio di Giove, nel piano,
e con orrendo frastuono si mescola al mare; e nel mare
che rumoreggia sempre, ribollono innumeri flutti,
curvi, con creste di schiuma, premendosi gli uni sugli altri.
Cosi, gli uni addensati sugli altri e sugli altri, i Troiani,
tutti di bronzo fulgenti, seguivano i loro signori.