Pagina:Intorno alla Strada Ferrata dell'Italia Centrale.djvu/5

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grandi province che deve porre in comunicazione. Con tale intendimento percorsero una ad una le valli sugli opposti versanti dell’Appennino, scesero lungo il corso di ogni fiume, o torrente, salirono sopra ogni giogo. Così stabilirono le convinzioni loro, non sulle carte, ma sulle località, unico libro che insegni a ben traversare i monti, e fidenti nelle cure da essi adoperate nel cercare l’andamento migliore ne espongono i pregj; dichiarando che come reputerebbero fortuna se altri sostituire potesse alla loro una via più facile, e sicura, sarebbero dolenti se adottato un diverso andamento dovesse rendersi una tarda giustizia a quello che ora propongono.


II


Il prelodato Sig. Ing. Cini indefessamente occupandosi del suo progetto di via ferrata sull’Appennino Pistoiese, anche dopo lo scioglimento della Società concessionaria, e dopo avere avuta occasione di visitare altri passi di quella montuosa catena, rendeva di pubblica ragione i resultati dei suoi studj in una Memoria intitolata = Esame dei passi che presenta l’Appennino Toscano per una Strada Ferrata di Tommaso Cini =.

In quello scritto il Sig. Cini al N° V. tratta del passo dalla valle d’Ombrone in quella di Reno, e ad onta della approvazione ottenuta dal R° Consiglio degli Ingegneri si mostra poco fidente nel progetto presentato ancorchè megliorato d’assai, e si palesa non che dubitoso propenso a preferire altra linea, ed altri modi di locomozione per superare ivi l’Appennino. Noi lodiamo il Sig. Cini del sapersi riporre da un proprio progetto, intravedendone uno migliore, e vorremmo che l’utile esempio fosse da altri seguito; intanto importa riferire le parole stesse colle quali Egli si esprime.

“Per la compilazione di un tal progetto, del quale non mi nascondevo le difficoltà, feci lunghissimi, e minuti studj sul terreno, non tanto delle due vallate principali che dovevansi riunire, quanto delle vallate secondarie che le fiancheggiavano. La disposizione però che dopo molti tentativi mi risultava la migliore era, partendosi da Pistoja a metri 69.81 sul mare1 di risalire l’Ombrone e con una media pendenza di 1/50 fino a S. Felice alto metri 125.50; di qui il problema da sciogliersi era quello di giungere a Pracchia sul fiume Reno, dall’altra parte dell’Appennino, a circa 600 metri, donde non si trovavano più difficoltà gravi, ne per pendenze, ne per curve, per andare a Bologna. Due modi vi erano di sciogliere simile problema. L’uno

  1. Ottenemmo dalla gentilezza degli Ingegneri della Via ferrata Maria Antonia l’altezza sul mare di quelle Stazioni, e la Pistojese si troverebbe più depressa di quanto dice il Sig. Cini. Ciò sussistendo si comprende come la già forte pendenza del 20 per mille adottata dal lodato Ingegnere pel primo tronco della sua via, dovrebbe rendersi anche maggiore, e come ne deriverebbe qualche imbarazzo nel girare attorno le mura di Pistoja ove il dislivello è pronunziatissimo, rendendosi anche difficile il porre in muovimento i treni, che incontrerebbero quasi subito una acclività tanto forte.