Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/105

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Il Presidente ottenne a stento il silenzio.

Annetta appariva vivamente commossa e prima ancora di prestare il giuramento, volse uno sguardo ansioso, vivissimo verso Maria e con voce tremante:

— Così dovevamo rivederci — balbettò — ah! povera... povera fanciulla!

Grosse lacrime scorrevano sul viso di Maria. Ah! cosa era mai la morte in confronto allo strazio orribile, che soffriva in quel momento. Pareva che le lacerassero il cuore a brani, sentiva un cupo ronzio negli orecchi, la lingua attaccata al palato.

— Mamma... mamma, — disse con voce strangolata, stendendo verso di lei le manine bianche, affilatissime.

Passato quel primo momento di suprema commozione, la popolana si rimise, chiese scusa per aver domandato di presentarsi al pubblico dibattimento come testimone, ma non avendo potuto essere interrogata prima in causa della sua grave malattia, dalla quale non si era ancora perfettamente ristabilita, aveva creduto però suo dovere di venire a difendere la fanciulla, trovandosi in grado di parlare, esprimersi chiaramente.

E dopo la formola del giuramento, la popolana rispose con precisione alle domande fattele intorno al suo nome, cognome, e domicilio.

Non si udiva il più lieve respiro nella sala: pareva che la folla avesse sospeso il fiato per ascoltarla.

Solo quando dichiarò che ella non aveva avuto