Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/106

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figli, si udì un mormorio subito represso, mentre il Presidente le chiedeva:

— Di chi è dunque l’accusata, alla quale deste il vostro nome?

— Ve lo dirò, signor Presidente, ormai è inutile il mistero.

Ed allora la popolana ebbe uno sfogo: le parole le vennero alle labbra impetuose, tronche, gemebonde. Rifece la storia di quei giorni di sollevazione, di terrore, narrò le rapide peripezie a lei succedute, parendole rivivere in quei tempi, rievocandoli, raccontò la morte del marito, e il ritrovo di quella creaturina... coperta di sangue, svenuta, che ella aveva rianimata a forza di baci, di carezze, sentì subito d’amare come se l’avesse portata in seno...

Ridire la commozione che provava il pubblico a quella narrazione inaspettata, sarebbe impossibile...

Ma due persone sopratutto sembravano in preda ad un’eccitazione straordinaria: il come Patta e Maria.

Il primo continuava a stropicciarsi colla mano destra la fronte, che l’ansia, l’angoscia fortemente increspava; l’altra come colpita da atonia, teneva gli occhi sbarrati sulla popolana, chiedendo a se stessa se non sognava, se era la verità che le si rivelava dinanzi, spietatamente, in quel momento.

Tutti gli sguardi erano fissi su Annetta. Il Presidente le chiese se non aveva fatte indagini per scoprire a chi appartenesse quella fanciulla.

— Ho cercato per più mesi, ma inutilmente