Pagina:Invernizio - La trovatella di Milano, Barbini, Milano, 1889.djvu/80

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
76


lanese nei giorni memorabili della sollevazione, aveva giurato di ammazzare. Egli è riuscito a fuggire, ma abbandonò alle furie dei ribelli, che ne dovettero far strazio, perchè non se ne seppe più nuova, una moglie giovane e bella, un’innocente bambina.

— Mentite... mentite! — gridò con energia Adriana, rizzandosi minacciosa dinanzi al marito, che ne sentì sul viso l’alito infiammato.

Egli la fissava con degli sguardi atroci, quasi sfidandola.

— Posso darvene le prove che ebbi da mio padre — disse freddamente — e che tengo nel cassetto del mio scrittoio, nella camera da letto. E poi — aggiunse con un sorriso insultante — se il conte Patta non mi avesse temuto, forse che mi avrebbe concessa la mano di sua figlia... ed aiutato a formare il piano, che doveva gettarla nelle mie braccia...?

Adriana sentì al cuore un dolore così atroce, come non ne aveva mai provato in sua vita. In uno spasimo di terrore, la disgraziata tentò fuggire, ma fu colta da una vertigine e prima che Diego pensasse a sostenerla, gli cadde ai piedi svenuta.

Egli fissò un istante lo sguardo su quel bellissimo corpo inerte, le cui linee pure, delicate, sembravano scolpite nell’alabastro, su quei capelli, che disciolti si spandevano sul tappeto in onde dorate... ed una fiamma d’inferno si accese nei suoi occhi. Si curvò su di lei e sollevatala violentemente fra le sue braccia, la depose sul letto.