Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/140

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110 de antiquissima

spediente il dire il molto anche soverchio con tedio, che il porsi al pericolo del tacere il necessario.

II. Ma molto più era da sfuggire una tal brevità, per non incorrere nell’oscurità, vizio ad essa cotanto affine. E qui la necessità ci obbliga a dire ciò che nell’estratto sopradetto erasi taciuto da noi, per non parere che fare volessimo più da Critici che da Giornalisti; cioè che quivi ce la siam passata seccamente, dicendo1: ragiona de’ Punti metafisici, senza farne altra parola; imperocchè que’ Punti metafisici ci son paruti un termine bisognoso d'essere spiegato e diffinito; il quale per altro rimanendosi nella sua oscurità, involge tutto quel trattato in tenebre, per così dire, palpabili. Tanto più non avendovi cosa, a nostro giudizio, più difficile da concepire che quelle sue virtù indivisibili della sostanza, per le quali essa sostanza essendo non estesa, è principio dell’esteso, essendo non divisa, è principio della divisione. Que’ vocaboli poi di Virtù, di Potenze e di Atti, son così male intelligibili, come il sono quelle2 Simpatie e Antipatie, quelle Qualitadi occulte, le quali e’ vuole sbandite da ogni buona Filosofia.

III. Aggiungasi in terzo luogo, esser bisognoso non tanto di spiegazione, quanto anche di prova ciò che ’l sig. di Vico afferma3 che da Zenone e dagli Stoici s’insegnasse, che si dessero que’ suoi Punti metafisici, mentre non ne troviam pure il vocabolo negli antichi Autori; che parlando Zenone di punti e d’estensione, non intendesse già delle parti in che si può dividere il continuo o la sostanza estesa, in quanto estesa ella è, ma intendesse della sostanza del corpo presa nel suo concetto metafisico, nel quale consistit in indivisibili, e non suscipit magis et minus, conforme le maniere del favellare scolastico. Oltre a che un tal concetto della sostanza convenendo altresì alle sostanze spirituali e pensanti, se ne potrebbe dedurre che queste ancora sieno principio d’estensione; il che per altro è un manifesto assurdo.

Di non meno di spiegazione han bisogno e di prova quelle cose che del Conato va4 egli dicendo, e del Moto. La materia, dic’egli, o la corporea sostanza, in quanto è virtù di sostenere il moto, è momento, conato, sforzo. Ha se ’l corpo è virtù di muoversi, dunque egli è lo stesso conato; ma il conato, conforme insegna il nostro Autore, è lo stesso moto; dunque anche la virtù del muoversi è il suo moto. Ma la virtù del muoversi, ovvero il conato è il principio del moto; dunque sono medesimati in fra loro il principio, e ciò di cui esso è principio. Ma argomentiamo di nuovo. Iddio è principio del conato5, Deus excitat conatum; il conato è principio del noto, conatus autem incipit motum, Dunque ovvero, siccome Iddio distinguesi dal conato della materia e de’ corpi, così il conato di-

  1. Pag. 92.
  2. Pag. 72.
  3. Pag. 65.
  4. Pag. 65 e seg.
  5. Pag. 74.