Pagina:Ioannes Baptista a Vico - Opera latina tomus I - Mediolani, 1835.djvu/162

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132 de antiquissima

ad effetto; e che il pruovare dalla causa sia il farla; e questo essere assolutamente vero, perchè si converte col fatto; e la cognizione di esso e la operazione è una cosa istessa. Questo Criterio è in me assicurato dalla scienza di Dio, che è fonte e regola d’ogni vero (Cap. I, pag. 52); e questo Criterio mi assicura che le scienze umane sono unicamente le matematiche (Cap. I, § 1, pag. 53), e ch’esse unicamente pruovano dalle cause: e oltre a ciò mi dà la distinzione delle altre, che sono notizie non scientifiche, ma o certe per via di segni indubitati, o probabili per forza di buoni raziocinj, o verosimili per la condotta di conghietture potenti. Volete insegnarmi una verità scientifica, assegnatemi la cagione che tutta si contenga dentro di me, sicchè io m’intenda a mio modo un nome, mi stabilisca un assioma dal rapporto che io faccia di due o più idee di cose astratte, e in conseguenza dentro di me contenute; partiamoci da un finto indivisibile, fermiamoci in un immaginato infinito, e voi mi potrete dire: fa del proposto teorema una dimostrazione, che tanto è a dire quanto: fa vero ciò che tu vuoi conoscere; ed io, in conoscere il vero che mi avete proposto, il farò, talché non mi resta in conto alcuno da dubitarne, perchè io stesso l’ho fatto. Il Criterio della chiara e distinta percezione non mi assicura della cognizione scientifica, perchè usato nelle fisiche e nelle agibili cose, non mi dà una verità dell’istessa forza che mi dà nelle matematiche. Il Criterio del far ciò che si conosce me ne dà la differenza; perchè nelle matematiche conosco il vero col farlo, nelle fisiche e nelle altre va la cosa altrimenti.

Ma i Cartesiani dicono, egualmente con chiara e distinta percezione conoscere essi che ove sieno tre misure, ivi sia corpo, come conoscono il tutto esser maggior della parte. Domando: perchè da questo assioma matematico nasce una scienza nella quale tutti convengono, e da quello fisico nasce una diffinizione che gli Epicurei, per difendere il lor vano, la ci combattono? Questa sorta di confutare non è biasimare l’Analisi di Renato, ma più tosto farle giustizia; e così l’appruovo nella ragione che ha, la disappruovo in quella che si vuole usurpare.

Mi opponete (pag. 110) altresì «che non trovate nè pur vocaboli negli autichi autori, che Zenone e gli Stoici insegnassero i miei Punti metafisici.»

Confesso in verità che, datamene l’occasione di meditarli dalla significazione delle due voci punctum e momentum (Cap. IV, § 1), io rivolsi il pensiero a Zenone. Perchè ho sempre stimato che siccome l’appoggiarsi tutto all'autorità è camminare da cieco in filosofia, e fidarsi tutto al proprio giudizio è un andarvi senza nessuna scorta; così l’autorità debba farci considerati a investigare le cagioni che mai potessero gli autori, e massimamente gravissimi, indurre a questo o quello opinare. Io aveva, come tutti hanno, in grande stima quel filosofo,