Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/15

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sano l’una all’altra senza armonia di disegno nella costruzione, — mostra di non averla in molto pregio, e fa stima che essa perda al paragone di altri capoluoghi di provincia: mi compensa largamente della sua noncuranza il considerare che qualsiasi colta persona tocca per la prima volta questa terra così feconda di storiche rimembranze, si sente compresa di riverenza, e mirando avidamente ogni sasso, ogni zolla, non può fare che non si affaccino alla sua immaginazione i fantasmi della passata grandezza d’una tanto illustre e celebrata città.

La massima parte degli scrittori d’Italia, che impresero a narrare qualche periodo della storia patria, non omisero, nè ometter poteano i più importanti fatti storici di Benevento; ma io reputo inutile enumerarli tutti, e mi limito unicamente a indicare coloro che trattarono con maggiore ampiezza, acume e diligenza qualche parte della nostra istoria; e sono il Pellegrini, che scrisse le gesta dei duchi longobardi, Erchemperto, monaco cassinese, che dettò l’istoria dei principi di Benevento, il Muratori negli annali italiani, e il de Meo negli annali della istoria di Napoli. Inoltre nei due ultimi lustri alcuni tedeschi versatissimi negli studii di archeologia, e che trascorsero alquanti giorni in Benevento, intesi allo studio delle nostre antichità, pubblicarono alcuni pregevoli lavori coi quali si proposero d’illustrare qualche punto più oscuro della nostra storia; e di questi scritti il più segnalato si è un opuscolo di Ferdinando Hirsch da me tradotto varii anni or sono, che s’intitola «Il ducato di Benevento fino alla caduta del regno longobardo

Ma le storie municipali, o d’una singola città, riescono sempre imperfette se non vi pongono mano gli scrittori che vi sortirono la cuna, o che vi fecero lunga dimora. Nè Benevento patì mai difetto di uomini preclari per ingegno e vario sapere, i quali attendessero agli studii di antichità e delle cose patrie. E infatti, per ciò che concerne le antiche iscrizioni, egli è indubitato che niun’altra delle città del mezzodì, d’Italia ebbe tanti pazienti e diligenti raccoglitori di