Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/150

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vento, e ricca d’uomini preclari e di alto lignaggio, fu veduta in poco volgere di tempo risorger quasi dalle sue rovine, mercè la magnanima gara dei cittadini di profondere tutto il lor denaro per ridarle la primiera magnificenza. Un tal fatto ci è attestato da quel Simmaco Seniore che fu Prefetto di Roma, uomo assai chiaro per nascita, eloquenza e probità di vita. Costui essendosi recato in Benevento, poco dopo l’indicato tremuoto, fu tocco da sì rara grandezza di animo, e da tanta carità cittadina, e, scrivendo di ciò a un suo amico, tramandò ai posteri con una commovente epistola la ricordanza del fatto. E a diffondere tanta squisita coltura nei cittadini contribuirono, più di ogni altra cosa, le pubbliche e private scuole che fiorirono in questa città ai tempi della colonia Romana.

Fra i cittadini di Benevento che più segnalaronsi nelle lettere e nelle scienze dopo l’epoca di Augusto furono M. Cecilio Novatilliano, egregio poeta ed oratore, che visse probabilmente sotto Gordiano, ed altri di minor fama; ma certamente a tutti gli altri dovrebbe anteporsi il sommo Papiniano, principe dei giureconsulti Romani, se si fosse potuto accertare con argomenti irrefragrabili l’opinione dei tanti che lo dissero nativo di Benevento.

Della patria di questo divino ingegno che, specialmente dopo la sua tragica fine, toccò il colmo della gloria umana, si è variamente disputato sino ai nostri giorni senza che si fosse mai potuto indicare, da Benevento in fuora, altro luogo natale. Il Camerario, il Borzella, il Rasulli, il Ciarlante, il Nicastro, il Cocchiarelli, Angelo Catone, Giov. Antonio Rutio in un suo famoso epigramma, e ultimamente il Brayda, Consigliere della Corte di Appello di Napoli, fondano la loro opinione in una pretesa indiretta confessione del medesimo Papiniano, che sino a pochi anni or sono non fu revocata in dubbio dai commentatori del dritto Romano. Le parole che si leggono nella legge sono le seguenti: «Heredes mei ff. ad S. C. Trebellianum. Heredes mei quidquid ad eos ex hereditate, bonisve meis pervenerit, id omne post mortem suam restituant patriae meae Coloniae Beneveutauorum