Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/208

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ma appena gli Unni n’ebbero sentore, si precipitarono sulle loro orme. E mentre spronavano a tutta furia per la campagna, Grimoaldo, mal reggendosi in groppa dietro il fratello Radoaldo, cadde. Costui stava in forse di passarlo con la sua lancia, per non lasciarlo agli strazii dei nemici, ma il fanciullo gridò mercede, e promise che si sarebbe meglio retto e Radoaldo lo ritolse in groppa; ma l’indugio frapposto diede tempo a uno degli inseguenti di giungerli e di ghermire il fanciullo. E veggendolo bello e biondo lo pose in groppa al suo destriero, e per vezzo lo veniva palpando, mentre traeva a mano il cavallo pel freno, quando il fanciullo, traendo profitto d’un momento di disattenzione del suo condottiero, diede di piglio a un pugnale che quegli aveva alla cintola, e glielo vibrò di tutta sua forza nella tempia, e, lasciandolo morto, inforcò l’arcione, e raggiunse d’un lampo i fratelli, ai quali l’inatteso suo riapparire apportava indicibile contento.

Poco dopo l’invasione degli Unni, i due maggiori figli di Gisulfo Tasone e Sacone ascesero al trono ducale del Friuli, ma non andò molto che per un tradimento di Gregorio, esarca di Ravenna, vennero uccisi entrambi ad Oderzo. Allora successe nel ducato Grasolfo, fratello dell estinto Gisulfo, ma i due giovanetti Radoaldo e Grimoaldo, mal volentieri sopportando il governo dello zio, esularono dal ducato, e per le paludi di Venezia pervennero, dopo inauditi sforzi, a Benevento, e Arechi, che era. stato aio dei due giovinetti, li accolse come suoi proprii figli.

Grimoaldo era adorno delle più belle qualità che possono fregiare un sovrano, e come duca di Benevento regnò per oltre tre lustri, cioè sino al 662. Ma nei primi anni del suo governo ducale non altro ci è noto di lui che solo di aver dichiarata la guerra ai greci, seguendo in ciò l’esempio del suo germano Radoaldo. E invero i tempi volgeano allora assai avversi ai greci, e le speciali condizioni delle greche contrade in Ralla eran tali che col riprendersi la guerra poteano i longobardi impromettersi qualsivoglia più fausto successo. Le questioni religiose, che ferveano