Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/209

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allora nell’impero orientale, provocarono da parte dei pontefici una perseverante opposizione agli ordini degli imperadori, e, com’è naturale, si associarono ai papi in tale impresa i vescovi di tutta Italia, e le violenze e le depredazioni d’ogni maniera, a cui trascorsero gl’imperadori, esacerbarono sempre più i popoli delle provincie sottoposte ancora alla greca dominazione.

Durante il ponteficato di Teodoro, e propriamente tra il 642 e il 649, ebbe luogo la prima impresa segnalata che compì Grimoaldo in Benevento. Una numerosa armata di saraceni inondò le terre del ducato, cupida di depredare il santuario dell’Arcangelo S. Michele eretto sul monte Gargano, delle cui dovizie era corsa in tutta Italia la fama. Grimoaldo, come n’ebbe notizia, si mise in via con molto stuolo di armati, e fermate le tende a poca distanza del campo saraceno, quando vide il momento opportuno, lo investì d’ogni banda, e in poco tempo lo pose in rotta, e poscia, inseguendo per ogni dove i fuggitivi, ne uccise la più gran parte.

Dopo una sì luminosa vittoria, trovandosi a capo d’un numeroso ed agguerrito esercito, tentò l’impresa di Napoli, e con molte navi la strinse da parte del mare, mentre co grosso dell’armata, appressatosi alle mura con grande apparato di macchine, fece ogni prova per espugnarla. Ed è fama che, non trovando altro modo per conseguire l’intento, stringesse pratiche coi cittadini, e che un certo Albino si esibisse di dargli in mano la città senza colpo ferire, ma che poi sgomentato all’idea di un tanto fallo, non mandasse a fine l’ordito tradimento. E anzi gli scrittori ecclesiastici da Paolo Diacono in poi attribuirono concordemente — secondo la loro usanza — a un prodigio un tal fatto, come se il rimorso non fosse stato bastante a stornare un cittadino dal compiere un sì reo disegno. Ma Grimoaldo non perdurò a lungo in un tale proposito, sia perchè avesse disperato del successo, sia perchè l’occasione aprì allora un campo assai più vasto alla sua ambizione.

In quel torno di tempo quella stessa nobilissima gentildonna Duda Parda, che, come riferimmo poco innanzi, eresse