Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/222

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cortamente per comporre in pace le civili dissezioni, e stornare i cittadini da qualsiasi pratica superstiziosa.

Però ad onta che fosse scomparso l’albero sacro, che forniva materia all’idolatria dei longobardi, pur tuttavia molti distinti cittadini, non osando in pubblico professarsi idolatri, custodivano celatamente nelle loro case una vipera d’oro, oggetto del loro culto, e lo stesso duca Romoaldo, in una delle più recondite sale del suo palagio, adorava un drago d’oro, alato, con due teste, e con ai lati due sfingi di diaspro e taluni simulacri di basalto, cavati dal tempio d’Iside in Benevento. E innanzi a un tal nume, collocato su un rialto addobbato a foggia di altare, Romoaldo, seguito dai suoi gasindi, solea intonare preghiere bizzarre che arieggiavano l’adorazione degli egizii non solo di tutti gli oggetti materiali che in qualunque modo si rendano utili al mondo, ma benanche dei mostri più perniciosi, i quali, convertiti in simboli mitici del bene e del male, ricordavano altresì la poetica inclinazione dei greci a divinizzare, abbellite da vaghe raffigurazioni, le umane passioni, e con esse il misticismo più oscuro, congiunto alle aberrazioni di nuove dottrine. (Balbiani, La Vergine longobarda).

S. Barbato, come seppe di tali profanazioni, ne provò gran dolore, specialmente per la dissimulazione del duca, e quindi facendo suo pro della lontananza di lui, e favorito ne’ suoi disegni dalla duchessa Teodorata, sua discepola e cattolica ferventissima, penetrò nelle remote stanze ov’era l’altare del mostro alato, e, dato di piglio ad una scure, che era ivi, vibrò con essa più colpi sull’idolo precipitandolo dal suo piedistallo, e quindi ne convertì il prezioso metallo in un calice e in una patena, destinati al sacrificio della messa. E non si rimase a questo, ma, dopo alcuni giorni, fattosi innanzi al giovine Romoaldo, reduce da una sua spedizione, con guardo corrucciato e voce tuonante è fama che lo riprendesse de’ suoi errori, ammonendolo che, perseverando in essi, potea attirarsi sul capo la maledizione di Dio, e si ritiene che quegli, compreso da misterioso timore, gli promettesse che in cose di religione non si sarebbe nell’av-