Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/229

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«Costei è quella strega maliarda,
«Che manda i cavallucci a Tentennino,
«Ed egli un punto a comparir non tarda,
«Quand’ella fa lo staccio o il pentolino:
«Come quand’ella s unge e s’insavarda
«Tutta ignuda nel canto del cammino,
«Per andar sul barbuto sotto il mento
«Colla granata accesa a Benevento.

«Ove la notte al Noce eran concorse
«Tutte le streghe anch’esse sul caprone,
«I diavoli e col Bue le biliorse,
«A ballare e cantare e far tempone;
«Ma quando presso al di l’ora trascorse,
«Fu di mestieri battere il taccone;
«Come a costei, che or viensene di punta,
«E in su quel carro nel castello è giunta.


Queste ed altrettali bizzarrie, scritte per burla da lepidi scrittori sulle strege di Benevento, valsero senza dubbio a sempre più diffonderne la credenza nella plebe, donde prese origine il detto popolare ancor vivo nel nostro dialetto:

«Sott’acqua, e sotto viento,»
«E sotto a noce de Beneviento».

Ma ora la nostra plebe, che può dirsi in certo modo rinsavita di molti errori che ingombrarono le menti dei nostri padri, non dà più fede alla sfatata leggenda delle streghe. Ed è anzi notevole che mentre in tutti i paesi circostanti si crede da molti se non alle streghe, almeno alle malie e alle fatture, il nostro popolino per lo contrario se ne fa beffe, e ha in conto di ladre e di ciarlatane le supposte maliarde.

E qui, dando fine a questa lunga digressione intorno a un argomento che attira tuttora la curiosità di tanti italiani e stranieri, prenderò brevemente a narrare gli ultimi fatti di Romoaldo e del vescovo S. Barbato, di cui fanno menzione tutti gli storici locali.

S. Barbato erasi acquistata la fiducia dei cittadini sì fattamente che niuno osava contrariare i suoi disegni, e in