Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/256

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seppe assodare per modo la sua potenza, che non fu menomata nè con la caduta del re, che lo avea investito del ducato, nè con la ruina del regno, del quale fece parte Benevento. Arechi elevò Benevento alla dignità di principato indipendente, unico avanzo del regno longobardo, e prese il titolo di principe, e le insegne di sovrano signore, facendosi coronare dai vescovi in una dieta de’ suoi grandi.

In quanto alla forma della incoronazione, essa rilevasi da non pochi documenti riportati da varii scrittori di antichità, e se ne legge la minuta descrizione negli scritti di Landolfo seniore. E a me basterà accennare che appartenendo i re longobardi ad una nazione guerriera, non riconoscevano la loro autorità che dalla forza e dalla volontà della nazione armata, e conservarono per lungo tempo il rito nazionale di essere sollevati sugli scudi dai guerrieri. E una tale usanza, che allettava la baldanza militare, e lusingava le ambizioni pretoriane, non fu trasandata da Arechi, il quale adottò per sè la doppia forma, cioè la nazionale degli scudi e l’itallana della incoronazione.

E, per non venir meno a tutti gli atti di un sovrano, colloco la sua effigie in ogni chiesa ad esempio degli imperadori, serbò a sè il dritto di dichiarare la guerra, e di stipulare trattati di alleanza e di pace, coniò monete, e riformò l’amministrazione dello Stato, che divise in provincie dette contadi, a ciascuna delle quali presiedeva un Gastaldo, che poteva essere rimosso a grado del principe. Ma dopo qualche tempo fu conferito ai detti Gastaldi tale ufficio a vita, e potè trasmettersi il governo delle contee o de’ Gastaldati ai primogeniti, donde ha origine in queste provincie la feudalità baronale.

Le contee più insigni che appartennero a Benevento furono quelle di Taranto, di Cosenza, di Larino, di Lucania ovvero Pesto, di Montella, di Salerno, di Capua, il Gastaldato di Boiano che poi passò a Molise e si dimandò contado di Molise, e le contee di Telese, di S. Agata, di Avellino, di Acerenza, di Bari, di Lucerà e di Siponto.

E infine Arechi emanò molte leggi che, secondo le usanze