Pagina:Isernia - Istoria di Benevento I.djvu/67

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Quinto Fabio, coadiuvato dal console Emilio, si segnalava in gesta di valore contro gli Etruschi, i Sanniti posero l’assedio a Cluvia, ove era un presidio romano, il quale, per difetto di viveri, s’indusse ad arrendersi a discrezione; ma i Sanniti fatti prima battere con verghe tutti i Romani, li passarono a fil di spada. A questa nuova il console romano, cui erasi commesso di continuare la guerra del Sannio, mosse subito alla volta di Cluvia, e, avendo ripresa la città, ordinò, come rappresaglia, la uccisione di tutti i Sanniti, e poi condusse l’armata a cingere di assedio Boviano capitale dei Sanniti Pentri, la più opulenta e popolosa delle città del Sannio. Boviano in breve volgere di tempo si arrese, e i Romani che l’aveano occupata non per odio, ma per avidità di preda si dimostrarono clementi con gli abitanti. In quel mentre i Sanniti, che non valsero a difendere la città, nella lusinga di ritogliere la preda ai vincitori, li attesero insidiosamente in siti assai angusti e malagevoli, in cui fu dato ai Romani di riportare una nuova vittoria con la uccisione di 20 mila soldati. Poco dopo i Sanniti, traendo profitto dell’occasione che i Romani erano assai travagliati dagli Etruschi, mossero con molto ardire a combattere il console Marcio, il quale aveva espugnata Alife, e la fortuna non fu ad essi contraria in quell’impresa, poichè riportarono una segnalata vittoria in una importante battaglia campale, in cui giacque ferito lo stesso console, uccisi il legato e parecchi tribuni, e l’esercito tagliato fuori e impedito di comunicare con Roma.

Per un tal disastro fu assunto al grado di dittatore Papirio. Questi a Longola aggiunse alle sue nuove legioni l’avanzo dell’armata del console Marcio, e sfidò a battaglia i nemici (445 di Roma). Costoro resi più audaci dalla recente vittoria non esitarono ad accettarla, ma per essere il giorno in sull’imbrunire attesero la nuova alba. Nell’armata sannita era secondo l’uso patrio un’eletta schiera di prodi che aveano giurato di vincere o di morire, e che insegnavano a tutti i combattenti come fosse bello e glorioso il morire per la patria. Al dì novello i Sanniti fecero bella mostra di sè con