Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/130

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seppe toccare, incolume d’ogni offesa, la campagna romana, aiutandosi del tradimento di Buoso da Doera, il quale, corrotto dall’oro della Francia, non difese il passo affidatogli, per cui l’Alighieri tuffollo nel ghiaccio, nell’ultimo cerchio dell’inferno, in cui finse puniti i traditori della patria.

Carlo d’Angiò nel dì 6 gennaio 1265, fu coronato re delle Sicilie in S. Giovanni Laterano, e qualche giorno dopo cominciò per la via latina a muovere verso il regno, e a lui si congiunsero i Guelfi, di Toscana, i quali elessero loro capitano il prode Guido Guerra dei conti Guidi, non disdegnando di congiungere le proprie armi a quelle del ladrone francese per mettere in servitù la patria comune.

Carlo d’Angiò esplorò il passo del Garigliano sotto Cepperano, ove tentò di gettare un ponte per dar la via alle sue schiere, il che gli venne fatto agevolmente per il tradimento di Rinaldo d’Aquino conte di Caserta, cognato del re Manfredi. Giovanni Villani, Angelo di Costanzo e altri scrittori affermano che il conte s’indusse a eseguire un sì turpe fatto, che gli fruttò tanta infamia, per non lasciare invendicata l’offesa fatta dai re Manfredi al suo talamo coniugale. Ma il Collenuccio ed altri storici tennero in conto di favola la pretesa ingiuria, opinione che ai nostri giorni è stata comunemente ritenuta dagli scrittori, meno dal Guerrazzi, il quale, come pessimista, si mostrò sempre inchinevole a dipingere in nero il carattere morale della maggior parte dei personaggi storici dei suoi racconti.

Superato Carlo d’Angiò il difficile passo di Cepperano, ed espugnata la rocca di Acri, si accampò a S. Germano, la qual terra era difesa da mille cavalieri, e da cinquemila pedoni, e Manfredi s’illudeva a segno da giudicarla inespugnabile dall’esercito nemico; ma tuttavia dopo non lunga resistenza essa cadde in potere dei francesi, e ne fu causa una rissa insorta il dì innanzi tra Cristiani e Saraceni, per la quale costoro non presero parte alla difesa della terra.

Venuta in tal modo S. Germano in balìa del suo nemico, Manfredi si ritrasse in Benevento, a lui in quel tempo