Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/178

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scardo, di Costante imperadore di Oriente, di Federico re di Svevia e di altri; si mostrarono avversi a Carlo d’Angiò, ebbero cara la memoria di Manfredi, re italiano, e tennero a vile le più lusinghiere offerte per non riconoscere la dominazione spagnuola; e per lo contrario, durante il lungo perirono della dominazione pontificia, aderirono sempre alle aspirazioni dei re di Napoli che Benevento facesse parte dei loro stati. Epperò io credo che l’odio il quale nutrirono in tutti i tempi i beneventani per lo straniero attesti chiaramente che in cima dei loro pensieri fu sempre la libertà civile, e in un tal sentimento vivissimo, che giammai venne meno nelle maggiori avversità, debbe ravvisarsi, se non vado errato, la più nobile prerogativa del popolo beneventano.

In quel tempo si ridestarono gli antichi rancori tra i due famosi partiti, i quali trascesero ad ogni eccesso, funestando di stragi la città1; cosicché parvero in Benevento

  1. Un mio amico mi fece dono, pochi anni or sono, di un vecchio manoscritto di autore ignoto, roso in parte dalle tignuole, che trattava delle discordie civili di Benevento, e ivi lessi un fatto atrocissimo che mi farò a narrare, sanza però mallevarne l’autenticità, per dare un’idea ai lettori delle nefandezze commesse dai due partili. In un punto delle mura della città che divideva le due fazioni della rosa bianca e della rosa rossa, facea dimora un’avvenente fanciulla, la quale, presa d’amore per un giovane del partito contrario, che abitava colà presso, solea di tanto in tanto dargli la posta in un vicoletto segregato, accosto alla sua casetta. Ma una sera, non vedendolo comparire nell’ora prefissa, si fece a un piccolo balcone che dava su una strada suburbana, e vide poco lontano levarsi in alto una fiammata, e distinse cop fusamente alcune persone in cerchio intorno a un fuoco. La fanciulla udendo

    «Voci alte e sioche e suon di man con elle


    si pose in ascolto, e parendole tra quei gridi discordi dì raffigurare la voce del suo amante, come dissennata, uscì sulla strada, e fece qualche passo verso quel fuoco. Uno di quegli uomini allora, avendola adocchiata, le corse incontro, e sollevatola di terra, la trasse ove erano raccolti in cerchio i suoi compagni, i quali fecero festa in vederla, e senza punto commuoversi alle disperate sue strida, l’arsero viva insieme al suo amante. Quei feroci, avendo avuto notizia degli amori di quel giovine sventurato con una donzella del partito avverso, e ritenendo violato por un tal fatto uno degli articoli delle loro inumane costituzioni, tennero d occhio il