Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/262

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duti ampissimi poteri dal conte Sauran in quel tempo ministro imperiale.

Tornata la città di Benevento nel dominio dell’apostolica sede, con la cooperazione dello stesso principe Talleyrand, fu essa retta da Monsignor Bottiglia con la qualità di primo delegato, e vi fu stabilito un governo provvisorio che con poche variazioni serbò precariamente il medesimo ordine di cose. Ma nel giorno 6 luglio 1816 fu pubblicato il Motu - proprio del pontefice Pio VII, che intese a stabilire su basi uniformi un nuovo sistema di leggi civili e di pubblica amministrazione. Si fondò un tribunale di prima istanza col Presidente e due giudici, ed un tribunale correzionale composto di cinque giudici, cioè di Mons. Delegato presidente, di due assessori civili e criminali, destinati all’amministrazione della giustizia civile e punitiva per le cause minori, di un giudice del tribunale civile, e di uno dei quattro componenti la congregazione governativa, della quale bisognava udire il parere in tutti gli affari di qualche importanza che riguardassero la pubblica amministrazione. Fu istituito altresì un consiglio di quarantotto membri per deliberare intorno agli affari di comune interesse, e fu creata una speciale magistratura, composta di un capo col titolo di gonfaloniere, e di sei altri giudici, che presero il nome di Anziani, a cui si commise di prender cura esclusivamente dell’amministrazione comunale. Il Consiglio deliberava colr approvazione dei delegato e della Congregazione del Buon governo, e di altri superiori dicasteri secondo le diverse materie, e alla magistratura spettava di far eseguire le deliberazioni dal Consiglio. E oltre a ciò il Motu -proprio conteneva un titolo di legislative disposizioni rispetto alle successioni che modificava sostanzialmente il codice giustinianeo chiamato in osservanza. Facea ancora difetto un codice inteso a stabilire metodi di procedura adatti alla forma dei nuovi tribunali, e vi fu provveduto con altro motuproprio del 22 novembre 1817. E fu ancora pubblicato un codice penale col titolo di Bandi Generali, con cui fu rifermata l’abolizione delle torture, avanzo di età barbara,