Pagina:Isernia - Istoria di Benevento II.djvu/301

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cinquemila abitanti e questa tremila, poste a mezzodì del Matese sulla strada Sannitica. I monti da un pezzo formicolavano di reazionaria I popolani aveano in odio i piemontesi. Molti cittadini sparivano dalle loro case, e si susurrava ovunque della probabilità di una reazione. Arrivava il primo agosto il de Marco con una banda di volontarii, ma nel dì seguente udendo che i briganti ingrossavano sul Matese, prese altra via, e fu seguito dai liberali, dal sindaco, dal delegato di pubblica sicurezza, dai capitani e dai tenenti. Il Delegato, soffermatosi a Casalduni, cercò di rattenere cinquanta guardie mobili che da Benevento recavansi a Cerreto, ma esse non gli diedero ascolto, onde il Delegato coi pochi liberali, che erano ivi, si refugiava in Benevento.

Sul vespro del giorno 7 agosto il capobanda Cosimo Giordano con pochi uomini entra in Pontelandolfo gridando: viva Francesco, e gli fa eco l’intera popolazione, la quale fece cantare il Te Deum al clero, che era in processione alla cappella di S. Donato. I popolani suonarono le campane a stormo, abbattettero le croci sabaude, stracciarono le bandiere, alzarono l’insegna del Borbone, arsero gli archivii del giudicato, aprirono le carceri del Comune, e si bruttarono di tre omicidii. L’esempio di Pontelandolfo fu imitato da Casalduni, ove si gridò: viva Francesco e Sofia, si fecero sventolare le bandiere bianche da tutte le case, e i rivoltosi ridussero a pezzi le immagini di Vittorio Emanuele e di Garibaldi, e gli stemmi sabaudi, sostituendo ad essi quelli dei borboni, Si tentò egli è vero di mantenere la quiete pubblica, affidandone il carico ai soldati del prosciolto esercito napoletano, ai quali si fece capo con retti intendimenti un tal Filippo Corbo; ma i reazionarii levarono loro le poche armi raccolte, e corsero incontro a una nuova turba che traeva dai luoghi vicini con rami di olivo gridando: viva Francesco. E anche in Fragneto Monforte e Campolattaro, paesi finitimi, si ruppero stemmi e bandiere, e i faziosi derubarono alcuni cittadini che si giudicavano liberali, e il giorno 10 cantarono il Te Deum. Il capobanda Cosimo Giordano, nel giorno 9, svaligiata la posta, ne prese i cavalli, e rientrato in