Pagina:Isocrate - De' doveri del sovrano.djvu/20

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Sii magnifico nelle vesti e nelle mondizie del corpo, in tutto il resto amante della fatica, siccome conviensi ad un Rè, affinchè chi ti vede, anche dall’aspetto, ti giudichi degno di comandargli, ed affinchè ne’ tuoi più intimi si avvivi il desiderio d’imitarti.

Rifletti pria di parlare e di giudicare, onde fuggire, quanto è possibile, l’errore 1.

E’ utilissimo adoperare in tutto con moderazione. Siccome però i confini di questa non possono agevolmente stabilirsi, così prescegli sempre difettare anzichè eccedere, poichè la forza della moderazione si rincontra più nel difetto che nell’eccesso.

Sii affabile ed insieme grave 2, chè la gravità è voluta dalla regale condizione, l’affabilità poi è utile nel conversare. Unire però queste due qualità è degli umani sforzi il più arduo. Imperocchè viddi molti che affettavano gravità spesse volte dare nel ridicolo, altri poi desiderosi di mostrarsi affabili, umiliarsi. Fà d’uopo adunque adoperare in guisa da schivare il disvantaggio ch’è vicino ad ognuna.

Se ami di approfondirti nella cognizione di quelle cose delle quali in un Rè non è tollerabile la ignoranza, fa tesoro della prattica e della dottrina; poichè come questa ti mostrerà le vie, così per quella ti sarà dato governare la cosa pubblica agevolmente.

Richiama alla memoria le istorie intorno ai fatti de’ privati e de’ principi, poichè, se avrai presente all’uopo il passato, meglio ti munirai contro l’avvenire.

Stima vituperevole, che mentre taluni oscuri uomini vanno animosi incontro alla morte per conseguire lode dopo di essa, i Rè poi si astengano da quelle azioni dalle quali deriva gloria ai viventi. Procura quindi di lasciare dopo di te memorie che

  1. Nam priusquam incipias consulto, et ubi consulueris mature, facto opus est (Sallustio in bello Catilinario)
  2. Incredibile dictu est quantum conciliet animos comitas, affabilitasque sermonis (Cicerone a Bruto)