Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/44

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Libro Primo. 5
Salve cara Deo Tellus sanctissima, salve
Tellus tuta bonis, Tellus metuenda superbis
Tellus nobilibus multum generosior oris.

E più à dentro questi penetrando, in veder la morbidezza del terreno, l'ampiezza de' campi, l'abondanza dell'acque, la grossezza de' Fiumi, non meno, che nella Gallia, in tutto alla navigatione disposti, la limpidezza de' fonti, la salubrità dell'aria, la moltitudine infinita de gli animali domestici, e silvestri, volatili, e terrestri d'ogni sorte, la gran copia de pesci, di butiro, di miele, di frumento, di biade, e d'ogni cosa, che all'uso dell'humana vita si richiede restarono per meraviglia attoniti. Gustando poi la dolcezza de i frutti, particolarmente de i vini, che nella medesima, più in altra qualsivoglia parte del mondo, in grande abbondanza vi sono, in guisa di possederla s'accesero, e di fermarvi l'habitationi, che stimando sicurezza i pericoli, e riposo le militari fatiche, da moversi contro i popoli Toscani, che n'erano Signori, con tal violenza quelli, che schierati uscivano, per opporsi a i disegni loro, assalsero, che ne primi incontri scompigliato il loro essercito, dal Regno, e dal Mondo à lor mal grado cavaronli, e tutte in mano de i Vincitori le ricchezze restarono, che non solo essi, mà i lor Avi, e Maggiori per lungo giro d'anni, con sudori s'havevano per mantenimento proprio, e delle loro fameglie acquistato. Avenne questo gran conflitto de' Toscani, alle ripe del Fiume Tesino, in cui gli vincitori Galli, della vittoria erigendo i Trofei, fermarono anco gli alloggiamenti, i quali dopò la sconfitta de' nemici, havendo inteso dal residuo de' Toscani (che carcerati tenevano, per haver della Contrada notitia) come stava in quella vicinanza un grosso Villaggio, che da Paesani Subria si chiamava, ricordandosi che appresso gli Edui, ne i Celti un'altro di simil nome si ritrova, questo ancora tennero per augurio felice, e per indicio manifesto dello stabilimento del Regno Gallico, in quelle parti: Onde nel medesimo luogo vollero una nuova Città fondare, che Milano appellarono. E questo alcuni dicono, perche gli Aurelici di tal nome, una ne i Belgi n'havevano: ed altri attestano, che dal sito, in cui da essi fù fondata, che in mezo a i due celebri Fiumi giace, Tesino, & Adda, da i medesimi fosse cosi chiamata. Mà con più saldo fondamento asseriscono molti, che volendo Belloveso, conforme al conseglio dell'Oracolo, dar alla fondatione della nuova Città, principio, che di tutto il Regno doveva la Metropoli essere, incontrò per via una Scrofa, che da una vicina selva usciva, lasciossi trà certe ruvine vedere, dalla cui vista; essendo essa dalla parte anteriore nera di pelo, e dalla posteriore, qual neve bianca, prese de gli avvenimenti di detta Città felice congiettura; onde volle che da gli suoi ne fosse Mediolana chiamata. Di questo parere furono i più famosi scrittori, particolarmente Datio, che questa Istoria raccontando, cosi ne