Pagina:Istorie dello Stato di Urbino.djvu/52

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Libro Primo. 13

dà insieme con le ricchezze il nome. E questi due, fatto un sol Fiume, dopò mille raggiri tra quei dirupi, da gli sbattimenti affaticato, esce al fine in bianche spume rumoreggiante, dallo stretto vado; & allargando la sua valle in piano, per ampio, e per sassoso letto, con più piacevol corso all’Adriatico s’incamina; e gionto alla sua Regia di Iesi, piegandosi alquanto, la riverisce, da cui poscia allargato, & in due parti equali una gran pianura spartendo, giunge finalmente al Mare, à cui contribuisce in larga foce le sue ben chiare, mà più agitate onde, famose non tanto per le vittorie illustri, che ivi l’Anno di Roma 675. ottenne Q. Metello, partiale di Silla, contro il Pretore Carinna, Duce delle genti di Carbone, e Mario; Consoli Romani, come racconta Appiano Alessandrino nel primo Libro delle guerre civili: quanto che à Galli (come dicemmo) i confini prescrissero.

Due sono le Mise, che inaffiano là terra Senonia, se bene prima, che al Mare diffondansi, nella selva celebre de Bodiani s’uniscano. La prima al destro fianco della Rocca contrada, che all’Oriente mira, da’ fonti di Caprofico, e dall’Acque sante pigliando l’origine, per alcune miglia nel Territorio scorre della Terra sudetta, di dove uscendo, alla destra bagna i campi della Serra de’ Conti: alla sinistra i Barbaresi, e più al basso quelli di Montenovo, ed ivi alle sue ripe lasciando il fecondissimo sito, in cui giacenti si trovano le reliquie infrante dell’antica Ostra, nel Contado Bodiano s’incentra, & alla selva descendendo veloce, con l’altra Misa s’incontra. La quale da’ due Fonti di qualità diversi, e di sito lontani, che ne i Monti Sentini scatoriscono, hà gli suoi natali; & alla sinistra della medesima Rocca degli istessi Fonti i copiosi rivoli mischiandosi, si transformano in Fiume, il quale à Camporano il Rocchegiano lasciando alla destra, il Barbarese Contado, co’l Montenovese inonda: & alla sinistra quello di Castellione, e più à basso i campi Corinaltesi, per lo cui mezo in angusto letto, placido camina; e questi anco adietro lasciando, entra nel Ripegiano, che co’l suo letto dal Boadiano divide, & alla destra alquanto piegandosi, all’altro si porta, formando co’l medesimo, e con una serie di vaghi colli, che dalla parte d’Ostro le fan corona, in ampia pianura d’angoli acuti un triangolo perfetto; in mezo à cui frondeggia l’accennata selva, piena d’antichissime Quercie, d’altissimi Cerri, di verdeggianti frassini, d’Orni, d’Aceri, d’Oppij, d’Olmi, di Avellane, de’ Corgni & altri simili, i quali non meno rendono ampia, ed amena la selva, di quello, che si faccia questa per la sua grandezza, ed amenità, famosi i fiumi. Quivi delle due Mise l’acque unite, si come per un sol letto all’Adriatico scorrono; così di un Misa solo il nome ritengono.


E questo forse per mostrare più ricchi i tributi, che delle proprie onde afferisce al Mare, non molto da esso lontano, quelle trattenendo alquanto