Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/170

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150 illustri italiani

assai più d’otto uomini, e hanne su per le tavole tra due uno; e hae anche ciascuno una coppa d’oro con manico con che beono, e tutto questo fornimento è di gran valuta... E sappiate che quegli che fanno la credenza al Gran Cane signore, sono grandi baroni, e tengono fasciata la bocca e il naso con begli drappi di seta, acciocchè lo loro fiato non andasse nelle vivande del signore. E quando il Gran Cane dee bere, tutti gli strumenti suonano, che ve n’ha grande quantità, e questo fanno quando hae in mano la coppa, e allora ogni uomo s’inginocchia e baroni e tutta gente, e fanno segno di grande umiltade.

«Lo Gran Cane, il giorno della sua nativitade, si veste di drappi d’oro battuto, e con lui si vestono dodici mila baroni e cavalieri tutti d’un colore e d’una foggia, ma non sono sì cari; e hanno gran cinture d’oro, e queste donò loro il Gran Cane. E sì vi dico che vi ha tale di queste vestimenta, che vagliono le pietre preziose e le perle che sono sopra queste vestimenta, più di dieci mila bisanti d’oro, e di queste v’ha molte: e sappiate che ’l Gran Cane dona tredici volte l’anno ricche vestimenta a quegli dodici mila baroni e vestegli tutti d’un colore con lui»1.

Marco, giovane svegliato, restò attonito di un mondo così differente dal nostro, e cominciò a notare quanto pareagli degno di ricordo e «ch’egli seppe più che nessuno che nascesse al mondo». Assistette alla ruina della dinastia cinese dei Sung: nella quale impresa i Poli giovarono Kublai fabbricando macchine da lanciar pietre di 300 libbre.

Marco fu da Kublai tenuto in gran capitale, e posto fin assessore del consiglio privato, e spedito a raccogliere notizie statistiche dell’impero e ad importantissime legazioni e governi; sicchè visitò le lontane Provincie di Shansi, Shensi e Ssechuen, e il Tibet orientale fino alla provincia di Yannan, paese quasi ignoto anche adesso; e per tre anni tenne il governo di Yangchou.

Come Kublai, col soprannome cinese di Sci-tsu, si trovò signore di tutta la Cina, pensò assoggettare il Giappone che gli aveva ricusato omaggio; ma fiera tempesta dissipò l’armamento, e le guerre che ebbe coi pretendenti impedirono di rinnovarlo. Pubblicò un codice più mite che quello della dinastia dei Sung; fece il censimento del

  1. Milione, n. 69, 70, 71.