Pagina:Jolanda - Dal mio verziere, Cappelli, 1910.djvu/74

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È il terzo anno che mentre il settembre tramonta nella sua placidità cristallina, e precisamente in una giornata che ha l’aureola d’oro di un anniversario glorioso, il più grande dei viventi poeti italiani ci regala un fior dell’Alpe come un’ideale medaglia di commemorazione. A Giosuè Carducci, che pare aver soltanto la nobile ambizione d’udirsi chiamare il poeta civile d’Italia, inchiniamoci oggi in atto di ringraziamento: noi signore, che rappresentiamo la gentilezza presente: voi, signorine, che con miglior fortuna forse, continuerete a rappresentarla nel futuro.

Piemonte, La bicocca di San Giacomo, Cadore — possono essere tre canti d’una non lontana epopea destinata a eternare nelle plaghe dell’arte ciò che nel torbido mondo degli uomini potrebbe essere dimenticato.

Nessuno più degno del Carducci di questa alta missione.

Egli non tramanderà alle genti nuove le ricchezze eroiche del nostro passato vestite puerilmente all’ultima moda, ma drappeggiate classicamente in tutta la purezza di un’arte che non morirà, perchè in lei

  1. Pubblicato la prima volta nella «Cordelia» giornale per le giovinette, anno XI.