Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/11

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8 INTRODUZIONE

questione come si era posta nel senso originario, sono state superiori a ciò che una risposta positiva avrebbe potuto dare. Il problema della quadratura del circolo — costruzione di un quadrato della medesima superficie, — o, ciò che è lo stesso, della rettificazione della circonferenza, — costruzione di una retta della stessa lunghezza — ne è un esempio ben noto. Se la soluzione con la riga e col compasso ne è impossibile, la constatazione di questa impossibilità e la sua dimostrazione hanno contribuito al progresso della scienza di più di quello che avrebbe potuto fare la costruzione ricercata. La storia delle matematiche ci mostra un numero molto considerevole di casi simili, ma nella fisica troviamo l’esempio più significativo: la constatazione dell’impossibilità del moto perpetuo, cioè dell’esistenza di una macchina che tragga l’energia per il lavoro da se stessa in modo continuo, ha condotto al teorema più importante di tutte le scienze naturali, quello della conservazione dell'energia. Constatazione e teorema sono logicamente identici, poiché ciascuno di essi si può rigorosamente dedurre dall’altro.

Le condizioni sono le stesse per i problemi dei quali ci stiamo per occupare, quello della legittimità della nozione del movimento assoluto e quello della sua messa in evidenza. Si può definire il movimento di un corpo solamente in modo “relativo,” cioè in rapporto ad altri corpi, oppure lo si può fare in modo assoluto, cioè in rapporto allo spazio puro? Un po’ di riflessione mostra che un movimento è sempre “relativo,” che si rappresenta e si descrive in rapporto ad un corpo di