Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/13

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10 INTRODUZIONE

finestra io giro la testa a sinistra, nessuna ragione geometrica m’impedisce di considerare questo movimento come semplicemente relativo agli oggetti circostanti. Posso dunque figurarmi che non è la mia testa, ma il mondo intero che si è spostato, i punti lontani più rapidamente, i punti vicini più lentamente (se voglio fare intervenire la nozione del tempo) senza trovare in ciò nulla di geometricamente inammissibile, poiché le due teorie conservano egualmente la posizione relativa di tutti i corpi, che è il solo fatto geometricamente percettibile. Io posso naturalmente scegliere un punto qualsiasi come polo in stato di quiete, ed immaginare un adeguato spostamento del resto del mondo, comprendendovi la mia testa. E così è, per quanto il movimento possa essere complicato; e se io, per esempio, mi metto a ballare su di un meccanismo in marcia, nulla mi impedisce, dal punto di vista geometrico, di suppormi in quiete e di attribuire i movimenti necessari al resto dell’universo, compresi i corpi celesti più lontani. Quanto alla verosimiglianza di una simile concezione e alle ragioni che la condannano, esse non dipendono più dalla geometria.

Il principio della relatività cinematica non è così evidente né così privo di significato come potrebbe apparire dopo quanto si è detto. Benché non sotto questo nome, esso ha rappresentato nella storia delle scienze una parte importante, sopratutto in quella del sistema del mondo. Gli antichi astronomi e quelli del medio-evo sino allo stesso Copernico, erano ben lontani dalla