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RELATIVITÀ CINEMATICA 11

concezione fisico-meccanica dei movimenti dei corpi celesti; essi non li immaginavano altro che geometricamente, provandosi solamente a descriverli e non proponendosi affatto di ricercarne le cause. Da questo punto di vista la relatività era illimitata: un punto qualsiasi dell’universo poteva essere considerato come in stato di quiete, e da questa scelta si deducevano i movimenti degli altri punti, considerati come mobili. Si poteva, per esempio, considerare la terra come fissa: era, com’è noto, il punto di vista del sistema di Tolomeo, che fu per 1500 anni, con la filosofia di Aristotile, il canone intangibile della verità; pure è notevole il fatto che lo stesso Tolomeo, nell’introduzione della sua grande opera, ha accennato alla possibilità di una spiegazione “forse più semplice” del moto delle stelle per mezzo di quello della terra. Egli dunque intuì il nostro principio della relatività dei moti. Non sono delle ragioni geometriche, cioè rispondenti alle sue concezioni astronomiche, ma delle ragioni fisico-meccaniche, benché erronee, che l’hanno condotto a negare il movimento della terra e a persistere nel suo sistema.

Anche ai nostri giorni la comprensione di questi problemi sembra presentare delle difficoltà. Ho ancora presente chiaramente un piccolo fatto accaduto in un cerchio di studiosi del quale io facevo parte. Avvenne durante una conferenza sull’astronomo Ticone Brahe, autore, com’è noto, di un sistema cosmico intermedio tra il sistema di Tolomeo e quello di Copernico, e nel quale la terra è supposta immobile, come dal primo fu ri-