Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/15

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12 INTRODUZIONE

tenuto. La critica del conferenziere era assai dura, e noialtri uditori ci sentivamo alquanto superiori a simili anticaglie, poiché ci ritenevamo al sicuro per la nostra superiorità copernicana. Ma un professore, che evidentemente aveva un’ idea recondita, entrò nella discussione e pretese che il sistema di Ticone fosse letteralmente esatto e richiese che gliene indicassero uno migliore. Si videro allora tutti i volti pervasi di stupore, e vi furono delle risposte fiacche. La soluzione giusta fu infine data da un giovane studioso, autore in seguito di opere scientifiche stimate. La questione, disse, non può essere risolta con lo studio geometrico del sistema solare, è necessario introdurvi le relazioni col sistema delle stelle fisse, esterno a quello dei pianeti, o considerazioni meccaniche.

In un’opera recentemente apparsa si afferma che le fasi di Venere, scoperte da Galileo, non siano possibili se non nel sistema di Copernico. (Le fasi di Venere, visibili senza strumenti ad occhi buonissimi, sono molto simili a quelle della Luna, ma procedono molto più lentamente e sono accompagnate da una sensibile variazione della grandezza totale del disco). Sarebbe più esatto il dire: la formazione di ombre, come quelle che creano le fasi di Venere e della Luna, è un fenomeno puramente geometrico, la cui spiegazione. assolutamente indipendente dal punto considerato come in quiete, è altrettanto buona nei sistemi di Tolomeo o di Ticone, come in quello di Copernico, secondo il nostro principio della relatività cinematica. Infine notiamo che gli “Annuari Astronomici” o “Nautici,” destinati agli