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22 LA RELATIVITÀ PARTICOLARE

restri, tanto deboli a paragone, dato che quella del più rapido proiettile raggiunge appena 1 chilometro al secondo all’uscita della canna, per diminuire in seguito rapidamente.

In pratica non si sarebbe potuto trovare la soluzione di questo problema sperimentale se non si avesse avuto un metodo estremamente sensibile, quello delle interferenze, il quale permette non delle misure assolute ma dei paragoni di velocità. È noto che la luce è formata di onde prodigiosamente piccole; ve ne sono circa 2000 in un millimetro, un po’ più o un po’ meno a seconda del colore; e benché noi non possiamo rappresentarci il suo meccanismo in se stesso e quello della sua propagazione, sappiamo però ch’esso ha tutte le proprietà di un movimento ondulatorio; nel caso particolare, due raggi luminosi si rinforzano quando vi è coincidenza tra i massimi e tra i minimi delle loro onde rispettive da una parte e dall’altra. Essi si neutralizzano e producono oscurità quando i massimi delle onde dell’uno coincidono con i minimi delle onde dell’altro. Se, per mezzo di procedimenti ottici, molto semplici del resto, si divide un fascio luminoso in due raggi, ai quali si fanno percorrere tratti paralleli, e poi li si riunisce nuovamente, si osserverà il primo dei due sopraccennati fenomeni nel caso la lunghezza dei tratti percorsi dai due raggi sia esattamente eguale: i due raggi si rafforzeranno e la luce che ne risulterà sarà altrettanto intensa di quella che si sarebbe ottenuto se il fascio luminoso non fosse stato diviso in due. Ma se ritardiamo uno dei raggi con un leggeris-