Pagina:L'acqvedotto pvgliese le frane ed i terremoti.djvu/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 7 —

possiamo essere del tutto tranquilli sulla proclamata stabilità di quel gruppo di sorgenti che si stanno per captare. Conviene pensare che gli autori del progetto ignorassero o del tutto trascurassero il grido di allarme, che l’insigne patriarca della circolazione sotterranea, il Martel, ripetutamente ha elevato per le condizioni che in un prossimo avvenire saranno fatte, specialmente nelle regioni di calcare fratturato, per il continuo e relativamente assai rapido sprofondamento delle acque sotterranee e corrispondente abbassamento delle resorgive.

Invero il dubbio sulla stabilità delle fonti della Sanità, desunto dalla franosità del terreno sul quale sorge l’abitato di Caposele, sembra dalle indicazioni del signor Baldacci eliminato; ma anche ammessa l’esistenza degli accennati sproni calcari, che sostengono la frana che decompone la fonte, lo stato di fratturazione del calcare in posto e la tendenza generale che mostrano le fonti ad abbassarsi, ci rendono molto dubbiosi che non siano state prese tutte le cautele affine di ottenere l’assoluta stabilità della presa per un lungo giro di secoli, trattandosi di un’opera destinata a maravigliare i posteri, non sappiamo se per la sagacia o piuttosto per la imprudenza della generazione presente.

Vi sarebbe qualcosa a dire sulla variabilità assai grande della portata complessiva di queste fonti (da 4880 a 2993 m³ in poco più di un anno) e sulla esistenza di colonie bacteriche, anche fluidificanti, in quell’acqua, che si intende condurre sino a più di 400 km. di distanza, in un suolo la cui temperatura durante la estate si eleva ad oltre 50’ centigradi; ma queste considerazioni riguardano gli igienisti. Noi ci fermiamo soltanto alla domanda se sieno stati esauriti davvero tutti gli studi per assicurare la stabilita della presa, la quale dalla Relazione del 1899 dell’Ufficio speciale non pare completamente dimostrata. Ricordiamo altresì l’ipotesi, che l’ing. Baldacci ha avanzata nella monografia sul fiume Sele, secondo la quale lo stato attuale della sorgente sarebbe causato dal crollo di una caverna esistita in quei sito, con una o più bocche nella roccia in posto. Il trovare sulla tavola degli spaccati che accompagna la ricordata Relazione dei nomi come calcare marmoso, argilla cinerea assoluta, e la mancanza di un vero spaccato geologico, che dimostri più precisamente i rapporti tra il calcare e le rocce scistose; la stessa ipotesi, che fa il signor Baldacci, che queste roccie scistose eoceniche si sieno deposte in una incisione già praticata dalle acque nel calcare mesozoico, ci lasciano molto desiderosi che la località sia di nuovo studiata da qualche altro geologo, o meglio da più geologi, prima che vengano incominciati i lavori.

Rispetto poi ai terreni che prevalgono nel tratto di circa cento chi-