Pagina:L'asino d'oro.djvu/194

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178 dell'asino d'oro

in terra trasse per forza il suo signore di sella: nè si era potuto ancora levare in piedi, che quel cinghiale assalitolo, posciachè gli ebbe tutta stracciata la veste, mentre ’l poveretto pur si sforzava di levarsi, lo sbranò tutto quanto. Nè si era pentito il fedele amico per la vista di sì gran crudeltà de’ suoi iniquitosi pensieri, o aveva saziato la sua efferata voglia; anzi, chiamandolo il meschino giovane, e pregandolo che gli porgesse aiuto, l’empio non si vergognò lasciare andare molte giannettate per lo già ferito corpo d’ogni intorno: e tanto più gli dava confidentemente, quanto più egli estimava le sue ferite dover essere simili a quelle de’ denti di quella fiera; la quale con agevol mano, poichè vide essere atterrato il compagno, passò più volte da banda a banda.

Morto che fu il povero giovane nella guisa che voi avete potuto udire, tutti noi altri, usciti de’ luoghi ne’ quali ci eramo nascosti, corremmo laddove egli giaceva: e quello Scannadio, ancorchè, per avere adempiuto il suo desiderio, fusse sopra tutti gli uomini contentissimo, contuttociò, coprendo l’allegrezza con mesto volto e con turbata fronte, e’ simulava grandissimo dolore: e abbracciando con finta amorevolezza quel corpo che egli stesso aveva privato di questa luce, non avrebbe mancato d’ufficio alcuno che si appartenga ad un fido amico che così sgraziatamente abbia perduto il suo compagno; se non che le lagrime sole non vollero obbedire al finger suo: conformato adunque a similitudine di noi altri, che veramente ne lamentavamo, egli poneva la soma della crudeltà delle sue mani sopra le spalle della morta fiera. Appena aveva avuto fine lo scellerato ardimento dello infedele amico, che la fama colle sue piume nel portò via; e ’l primo volo fu inver la casa del misero Lepolemo e negli orecchi della infelice sua sposa. La quale, come più tosto ebbe sentita la trista novella, montata in sulle furie, messasi a correre alla impazzata per le popolose piazze e per le diserte campagne, con disconvenevoli strida e con disordinatissimi pianti si lamentava della morte del suo ma-